Nel territorio di Ascea, poco distante dal centro abitato, sorge la Cappella di Sant’Antonio, un luogo di culto semplice ma profondamente radicato nella storia e nella devozione della comunità locale. Questo piccolo edificio religioso rappresenta uno dei simboli più autentici del legame tra fede, memoria e identità collettiva del borgo.
Il culto di Sant’Antonio di Padova ad Ascea ha origini antiche e, secondo la tradizione, fu introdotto dai frati francescani. La prima testimonianza documentata risale a una visita pastorale del 1727, che attesta l’esistenza di una cappella dedicata al santo al di fuori del centro abitato, mentre la presenza della statua viene menzionata in un documento del 1884. Fin da allora, la devozione verso Sant’Antonio si è radicata profondamente nella vita della popolazione.
Nel corso dei secoli, questo legame si è rafforzato attraverso eventi che hanno segnato la storia del paese. La comunità attribuisce infatti al santo diverse intercessioni miracolose avvenute in momenti di grande difficoltà, come durante le epidemie di colera del 1836 e del 1911, l’epidemia di tifo del 1900 e la diffusione della “spagnola” nel 1920. In segno di gratitudine, Sant’Antonio viene celebrato più volte nel corso dell’anno, a testimonianza di una devozione viva e partecipata.
Il momento più significativo è la grande festa che si svolge il primo martedì di agosto, occasione in cui il paese si anima con celebrazioni religiose e processioni che coinvolgono l’intera comunità. A queste si aggiungono le ricorrenze di ottobre e febbraio, legate alla memoria degli eventi storici che hanno rafforzato il culto.
La Cappella di Sant’Antonio non è soltanto un luogo di preghiera, ma uno spazio simbolico in cui si custodisce la memoria collettiva di Ascea. Qui, tra semplicità architettonica e intensità spirituale, si rinnova un sentimento di appartenenza che attraversa le generazioni, rendendo questo piccolo santuario un punto di riferimento imprescindibile per la comunità locale.
Foto di Poul Krogsgård
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