La Chiesa di San Francesco sorge nella parte bassa di Gubbio, sul lato meridionale di piazza Quaranta Martiri, ed è uno dei luoghi più significativi del profondo legame tra la città e San Francesco d’Assisi. Non si tratta solo di un edificio religioso, ma di un simbolo storico e spirituale che racconta l’inizio della vicenda francescana e l’affetto che Gubbio seppe donare al giovane Francesco in uno dei momenti più decisivi della sua vita.
Il legame tra Francesco e Gubbio
Prima ancora che sorgesse la chiesa, esisteva un rapporto intenso tra Francesco e la città. Il padre Pietro di Bernardone intratteneva qui importanti scambi commerciali, e il giovane Francesco vi si recava spesso per affari. A Gubbio trovò anche amicizie sincere, in particolare nella famiglia Spadalonga, mercanti di lana e stoffe.
Quando nel 1206-1207 Francesco rinunciò pubblicamente ai beni paterni, spogliandosi in piazza ad Assisi, cercò rifugio proprio a Gubbio, nella casa degli Spadalonga. Qui venne accolto, rivestito e sostenuto. Secondo la tradizione, fu proprio in questa città che indossò per la prima volta il saio, segno della nuova vita che stava abbracciando. Rimase per alcuni mesi dedicandosi ai poveri e ai lebbrosi presso l’ospedale di San Lazzaro, vicino alla Chiesa della Vittorina, luogo anch’esso profondamente legato alla memoria francescana.
Questo rapporto speciale spinse la città, pochi decenni dopo la morte del santo (canonizzato nel 1228), a edificare una grande chiesa e un convento in suo onore, proprio sui terreni appartenuti agli Spadalonga.
L’esterno: sobrietà e armonia
La chiesa era già officiata nel 1256, come attestato da una bolla di papa Alessandro IV. La costruzione inglobò parte dell’antico fondaco e della casa degli Spadalonga, come dimostrano i rinvenimenti archeologici nella sagrestia.
La facciata, rimasta incompiuta, colpisce per la sua essenzialità. È dominata da un elegante portale romanico-gotico e da un rosone; prevalgono linee semplici, in piena coerenza con lo spirito francescano. Sul lato orientale si sviluppano tre absidi poligonali, slanciate e scandite da monofore. Una di esse, nel XV secolo, divenne basamento del campanile ottagonale, che ancora oggi si innalza accanto all’edificio.
L’insieme architettonico trasmette un senso di equilibrio e misura: una monumentalità discreta, capace di unire forza e semplicità.
L’interno: arte tra Duecento e Quattrocento
L’interno è suddiviso in tre navate da quattordici alte colonne con base ottagonale. Le attuali volte a crociera risalgono alle trasformazioni settecentesche, che modificarono in parte l’aspetto originario e comportarono la perdita di molti affreschi lungo le pareti laterali.
Nelle absidi, però, si conservano cicli pittorici di straordinaria importanza. Nell’abside centrale campeggia il Cristo benedicente in trono con santi e angeli, opera della seconda metà del XIII secolo, attribuita a un seguace del Maestro di San Francesco.
L’abside di destra custodisce scene tra le più significative della vita del santo: la spoliazione e il sogno di Innocenzo III. Queste rappresentazioni, anteriori al celebre ciclo giottesco della Basilica Superiore di Assisi, testimoniano la precocità e l’importanza del programma iconografico eugubino.
L’abside di sinistra, dedicata alla Vergine, ospita le Storie Mariane realizzate nei primi anni del Quattrocento da Ottaviano Nelli: diciassette riquadri che narrano episodi tratti dai Vangeli apocrifi e dalla vita di Maria, tra le opere più preziose del gotico internazionale in Umbria.
Il convento e il chiostro
Accanto alla chiesa si sviluppa il convento francescano, costruito intorno alla metà del XIII secolo e noto come “convento delle cento celle” per la sua ampiezza. Nel chiostro si conservano affreschi trecenteschi e quattrocenteschi, tra cui una Crocifissione e un dipinto raffigurante il Trasporto della casa di Nazareth a Loreto, oggi distaccato e collocato nella sala capitolare.
Qui è custodito anche l’antico sigillo della custodia francescana, che raffigura San Francesco insieme al lupo, simbolo di uno degli episodi più celebri della tradizione eugubina.
San Francesco e il lupo
Il miracolo dell’ammansimento del lupo di Gubbio, narrato nei Fioretti, rappresenta uno dei racconti più noti legati alla figura del santo. Secondo la tradizione, tra il 1220 e il 1222 Francesco avrebbe pacificato un lupo feroce che terrorizzava la città, stringendo un patto tra l’animale e gli abitanti. Questo episodio, oltre al suo valore simbolico, rafforza il legame profondo tra Gubbio e il poverello di Assisi.
Ancora oggi, nei primi giorni di settembre, un pellegrinaggio a piedi collega Assisi a Gubbio, rievocando il cammino compiuto da Francesco quando cercò rifugio presso gli amici eugubini.
La Chiesa di San Francesco a Gubbio non è solo un monumento medievale: è il luogo dove storia, arte e spiritualità si intrecciano in modo indissolubile. Qui si percepisce il passaggio dall’uomo Francesco al santo, dalla fragilità di un giovane in cerca di senso alla forza di una scelta che avrebbe cambiato il mondo.
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